«Tra poesie, sculture, e quadri, Germana Marucelli si è trovata a suo agio: ed ha saputo valersi dell’opera del giovane pittore Pietro Zuffi per creare dei modelli, nei quali i ritmi pittorici – in immagini di gusto prezioso – entrano a far parte dell’originalità dell’abito. Non dunque semplice tessuto stampato su disegno del pittore: com’è avvenuto, per esempio, in Francia. Ma creazioni apposite, attuate in un nuova dimensione del ricamo, in funzione del modello inventato».
Guido Ballo

A partire dal 1948, ben prima della nascita ufficiale della moda italiana, Germana Marucelli inaugura fertili collaborazioni con artisti, implicandoli in prima persona nelle sue creazioni. Il primo sodalizio è con il pittore e scenografo Piero Zuffi, che crea motivi appositamente per i suoi abiti. Nel 1951 un capo della collezione è esposto alla Triennale di Milano tra la meraviglia del pubblico e il clamore della stampa e altri sfilano, nel febbraio dello stesso anno, a Villa Torrigiani, casa di Giorgini, in quello che viene ricordato come il momento d’esordio della moda italiana.
Guido Ballo, in un articolo pubblicato in “Bellezza”, coglie molto bene la maturità del lavoro di Marucelli e la sua necessità di concretizzare il sodalizio con gli amici intellettuali e artisti in reciproche collaborazioni.

«Tra poesie, sculture, e quadri, Germana Marucelli si è trovata a suo agio: ed ha saputo valersi dell’opera del giovane pittore Pietro Zuffi per creare dei modelli, nei quali i ritmi pittorici – in immagini di gusto prezioso – entrano a far parte dell’originalità dell’abito. Non dunque semplice tessuto stampato su disegno del pittore: com’è avvenuto, per esempio, in Francia. Ma creazioni apposite, attuate in un nuova dimensione del ricamo, in funzione del modello inventato».
Guido Ballo